Come difendersi da un licenziamento ingiusto?

Come difendersi? Dopo il Jobs Act le possibilità di poter avere diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo sono diminuite drasticamente.

8 feb 2019 Diritto del lavoro - Tempo di lettura: min.

avvocati

In seguito alla riforma Fornero e al Jobs Act è più difficile per i lavoratori ottenere il reintegro nel posto del lavoro in caso di licenziamento illegittimo.

Dopo le ultime riforme riguardanti lo Statuto dei Lavoratori, soprattutto in materia di licenziamento, per i lavoratori è più difficile difendersi da situazioni spiacevoli. La cosiddetta Riforma Fornero e il Jobs Act, infatti, hanno modificato alcuni degli strumenti che hanno i lavoratori per fronteggiare un licenziamento ingiusto.

Quali sono attualmente i mezzi che hanno i lavoratori per potersi difendere da un licenziamento ingiusto?

Innanzitutto, bisogna ricordare la differenza fra licenziamento per giusta causa e per giustificato motivo. In entrambi i casi, il licenziamento è causato da un comportamento scorretto o da grave inadempimento del lavoratore che compromette irrimediabilmente il rapporto di fiducia con il datore di lavoro. Mentre nel licenziamento per giusta causa la motivazione è molto grave tanto da giustificare un licenziamento in tronco e senza preavviso (così come sancito dall’articolo 2119 del Codice Civile), nel caso del licenziamento per giustificato motivo, la causa è di minore entità e, per questo, il datore di lavoro ha l’obbligo di dare il preavviso. Il licenziamento per giustificato motivo, inoltre, può essere oggettivo (motivazioni riguardanti l’attività produttiva, l’organizzazione del lavoro e il funzionamento dell’impresa) o soggettivo (comportamenti scorretti da parte del lavoratore).

Ma come difendersi?

Dopo il Jobs Act le possibilità di poter avere diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo sono diminuite drasticamente. Innanzitutto, è bene fare una distinzione, così come è stata fatta dal decreto fra i lavoratori assunti prima o dopo il 7 marzo 2015 e anche a seconda del numero dei dipendenti dell’azienda (più o meno di 15 lavoratori).

In generale, in caso di licenziamento illegittimo per lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015, il lavoratore ha diritto a un indennizzo economico, calcolato in base all’anzianità di servizio. Solamente se si tratta di un licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo in cui viene dimostrato direttamente che il motivo del suddetto licenziamento non esiste, il lavoratore ha diritto al reintegro sul posto di lavoro.

Nel caso in cui si tratti di aziende piccole (fino a 15 dipendenti), invece, le tutele per il lavoratore si riducono. Il reintegro del lavoratore nel posto di lavoro, infatti, non è previsto, anche nel caso in cui si dimostri l’inesistenza della causa del licenziamento. Nonostante venga dichiarata la nullità, il lavoratore ha diritto solamente a un indennizzo. La somma è pari a una mensilità per ogni anno di servizio, fino a un massimo di sei mensilità.

In più, per poter impugnare un licenziamento illegittimo, il lavoratore deve rispettare i termini previsti dalla legge. In particolar modo, il dipendente dovrà presentare la richiesta di impugnazione del licenziamento entro 60 giorni dalla ricezione della lettera in cui viene comunicato il licenziamento da parte del datore di lavoro. Dopodiché, dovrà depositare il ricorso presso la cancelleria del Tribunale competente entro 180 giorni.

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