Maternità non retribuita

Inviata da Giulio. 11 gen 2019 3 Risposte

Buongiorno, la mia compagna ha un contratto a tempo indeterminato come segretaria amministrativa. L’azienda in cui lavora è indietro nel pagare gli stipendi di 3 mesi più la tredicesima. Da novembre è andata in maternità e chiaramente non le è stata pagata ancora nessuna mensilità di maternità. Vorrei sapere come ci si deve muovere per risolvere il problema? L’ inps può pagare direttamente al dipendente? Dobbiamo parlare con l’ispettorato del lavoro? Dobbiamo parlare con l’inps? Oppure direttamente fare una vertenza? In attesa di una vostra risposta vi invio cordiali saluti.

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Nel periodo di maternità alla futura madre spetta una indennità che consiste in un contributo economico pari all’80 per cento della retribuzione (riferita all’ultima mensilità). A cui si deve anche aggiungere la tredicesima ed eventuali premi stabiliti dal ccnl. Il contributo può considerarsi come di tipo statale, nel senso che è lo Stato che deve finanziarlo attraverso l'Istituto previdenziale. Tuttavia normalmente l’indennità in questione viene anticipata in busta paga alle lavoratrici dal datore di lavoro, che in seguito otterrà il rimborso dall'INPS. Nel caso sottoposto dal sig. Giulio è evidente che l'azienda per cui lavora la moglie è in difficoltà economica e quindi non sta versando le mensilità pregresse né l'indennità di maternità. Sicuramente la signora merita tutela. ed in un caso del genere andrebbe sollecitata e diffidata la società datrice di lavoro, eventualmente promuovendo apposito giudizio. Il problema è valutare l'opportunità di questa azione e, per fare ciò, va tenuto presente che tipo di società è quella per cui la signora lavora, in che settore l'azienda opera, e che tipo di difficoltà economica sta attraversando se contingente o duratura. Queste sono tutte informazioni che dovrà dare l'interessata ad uno studio legale per consentire di optare per la soluzione più adatta alle sue esigenze.

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Gentile Signore,
la legge dispone di strumenti a tutela del credito che, in tale fattispecie, vanta Sua moglie.
Il datore di lavoro che non rispetta i termini per il pagamento dello stipendio può essere diffidato dal proprio dipendente tramite lettera di intimazione con contestuale messa in mora.
In tal caso ne seguirà appunto un decreto ingiuntivo oppure una conciliazione presso la Direzione del Lavoro.
In sintesi: la prima cosa da fare è, ovviamente, scegliere il mezzo con cui si preferisce “ricordare” all’azienda il proprio credito.
Bisogna optare per un metodo che consenta di dimostrare in futuro, con prova certa, l’avvenuto ricevimento della diffida.
Il che viene certamente garantito dalla raccomandata a.r. Ma si può optare anche la PEC (posta elettronica certificata) a condizione che di essa sia munita sia il mittente che il ricevente.
In ultimo – ma in pochi sarebbero pronti a farlo – si potrebbe consegnare la lettera a mani, rivolgendosi all’ufficio protocollo dell’azienda o, se di piccole dimensioni, allo stesso datore di lavoro, avendo cura di farsi controfirmare una copia per “presa conoscenza” munita di data e di timbro.
Qualora dovesse prolungarsi tale inadempimento da parte del datore di lavoro oltre la data ultima indicata con suddetta lettera di messa in mora, è opportuno adire il competente Tribunale Civile
Restando a disposizione per ogni qualsivoglia ulteriore chiarimento e in attesa di incontrarLa presso il mio Studio legale, Le porgo i miei migliori saluti.
Avv. Francesco Zofrea

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14 GEN 2019

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gentile Giulio,
deve rivolgersi ad uno studio legale che tratta diritto del lavoro ;
inizieranno a contestare i mancati pagamenti a mezzo di regolare diffida e successivamente seguira' il Decreto Ingiuntivo per il recupero delle retribuzioni non pagate. Nel caso il datore di lavoro non paghi si procederà con la fase esecutiva.
cordialmente
avv Francesco Colantonio .







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11 GEN 2019

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