Capitale iniziale non resituito

Inviata da mario battara. 13 set 2018 5 Risposte  · Transazioni

Un amico , 4 anni fa, mi ha chiesto di partecipare a un piccolo affare di compravendita di materiale sportivo, gestito privatamente, senza aprire una società. Gli ho dato un capitale di 2000 Euro. Per 4 anni è andato tutto bene, e mi ha fatto guadagnare 8000 euro. Ora dice che per vari motivi il "giro" di affari si va chiudere, e che non mi può restituire il capitale iniziale. Sono perplesso: secondo voi avrei ragione a chiedergli di ridarmi il capitale lo stesso, o mi devo accontentare dei guadagni? Non sono in possesso di nessun documento scritto in cui si attesti l'impegno a restituire in qualunque caso il capitale iniziale.. E non sono in grado di verificare le vere motivazioni datemi dall'amico in merito alla chiusura dell'affare. Grazie in anticipo.

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Egregio sig.Battara,per poter agire giudizialmente dovrebbe procurarsi prove idonee.........Cordialmente avv.Alfredo Guarino Napoli

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La prova del credito va data con una pezza d'appoggio scritta e sostenuta con ulteriori prove. sarebbe più semplice se il suo amico si convincesse a sottoscriverle una cambiale a garanzia della futura restituzione.

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21 SET 2018

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Gentile Signore,

L ’art. 2247 c.c definisce i requisiti minimi del contratto di società i quali consistono in indicazioni dei soggetti partecipanti alla societa’, la presenza della disciplina relativa alla costituzione del fondo sociale, l indicazione dell’oggetto sociale e della relativa causa.

Per le società di persone la relativa costituzione è caratterizzata dalla massima essenzialita’ essendo requisito sufficiente anche la sola presenza di comportamenti concludenti che rivelino in maniera inequivocabile la circostanza che tra i soci intercorra l’impegno reciproco a svolgere una data attività economica e l’impegno di destinare l’utilizzazione dei beni conferiti alla societa’ alla realizzazione dell’oggetto sociale, pur nella specificazione di quanto stabilito dalla norma di cui all’art. 2251 c.c., secondo cui la forma scritta è indispensabile quando vengano conferiti in proprietà o in godimento ultranovennale, beni immobili o altri diritti reali immobiliari (cosiddetta societa’ di fatto).

Differente dalla società di fatto e invece la società occulta.

E’ occulta infatti quella società nel cui contratto vi è l’espressa e concordata volontà dei soci per cui ogni rapporto con i terzi venga posto in essere per conto della società ma non in suo nome in modo tale che le operazioni vengano compiute quale imprenditore individuale dai singoli soci occultando cosi’ ai terzi l’esistenza della societa’.

Qualora nel caso di specie fossimo di fronte ad una societa’ di fatto, la normativa applicabile risulterebbe quella relativa alla societa’ semplice (artt 2251 c.c. e ss.) secondo cui, in tema di scioglimento della societa’, estinti i debiti sociali, l'attivo residuo è destinato al rimborso dei conferimenti e l’'eventuale eccedenza è ripartita tra i soci in proporzione della parte di ciascuno nei guadagni (cfr artt 2280 e ss c.c.).

Sperando di aver compiutamente risposto al quesito proposto,

Porgiamo cordiali saluti,

Studio legale Zofrea

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17 SET 2018

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Gentile Sig. Battara,
oltre alle domande sollevate dal Collega, sarebbe opportuno sapere se il prestito è stato fatto in contanti o meno.
Ci sono diverse questioni da affrontare.
Se dovesse avere necessità non esiti a contattarmi.
Distinti saluti
Avv. Alessandro Tadei

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17 SET 2018

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gentile Mario,
rispetto a quanto da lei rappresentato e l'inesistenza di impegno scritto di qualsiasi genere da parte del suo amico ritengo che un'azione giudiziaria non sarebbe esperibile, posto che vige il principio dell'onere della prova ossia chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provarne i fatti che ne sono a fondamento.
avv. Marina Ligrani

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14 SET 2018

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