Riforma prescrizione: cosa cambia?

Cosa prevede la riforma sulla prescrizione entrata in vigore all'inizio di quest'anno?

13 MAR 2020 · Tempo di lettura: min.
Riforma prescrizione: cosa cambia?

Nonostante le critiche, dall’inizio di quest’anno, la riforma sulla prescrizione penale, voluta soprattutto dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e dal Movimento 5 Stelle, è entrata in vigore. In cosa consistono le modifiche contenute nella cosiddetta “legge spazzacorrotti”? In breve, dall'inizio del 2020, la prescrizione penale termina dopo la pronuncia della sentenza di primo grado. Vediamo più in dettaglio le caratteristiche di questa riforma.

Innanzitutto, bisogna ricordare che per prescrizione penale s’intende, secondo l’articolo 157 del Codice penale, quell’istituto che "estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge". A livello penale, ciò vuol dire che, dopo un certo periodo di tempo fissato dalla legge, un reato non può essere perseguito, ossia "cade in prescrizione". Questo istituto giuridico era già stato modificato qualche anno fa attraverso la cosiddetta “legge ex Cirielli” e poi attraverso la “riforma Orlando”.

La riforma, dunque, va a modificare l’articolo 159 del Codice penale, intitolato "Sospensione del corso della prescrizione” in questo modo: "Il corso della prescrizione rimane altresì sospeso dalla pronunzia della sentenza di primo grado o del decreto di condanna fino alla data di esecutività della sentenza che definisce il giudizio o dell'irrevocabilità del decreto di condanna". Cosa vuol dire? Questa modifica stabilisce che, qualsiasi sia l’esito finale, di assoluzione o di condanna, la prescrizione del reato viene letteralmente bloccata (o si potrebbe dire “abrogata”) dopo l’emanazione della sentenza di primo grado.

Le critiche a questa riforma sono arrivate da diversi settori della politica, della giustizia e della società. Uno dei motivi fondamentali è, al contrario del presunto obiettivo della riforma, l’allungamento dei processi. Secondo i suoi sostenitori, invece, la legge dovrebbe ridurre i tempi della giustizia, evitando che i colpevoli, sopratutto quelli che se lo possano permettere economicamente, possano allungare la durata dei processi affinché il reato cada in prescrizione e, quindi, per evitare la condanna.

Fra le varie proposte che remano contro alla modifica della prescrizione c’è quella dell'Unione Italiana delle Camere penali (Ucpi) che ha annuncia la promozione di un referendum abrogativo. In una lettera, il presidente dell’Ucpi, Gian Domenico Caiazza, ha ricordato al ministro che “in tema di prescrizione i dati diffusi annualmente dall’ufficio Statistica del Ministero di Giustizia sono già molto significativi (60% di prescrizioni maturano prima della udienza preliminare, altro 15% matura prima della sentenza di primo grado), ancorché –anche di questo dobbiamo prendere atto- inutilmente significativi”.

Per ora, nonostante l’entrata in vigore, nei prossimi giorni, il 27 gennaio ci sarà un’ulteriore discussione in Aula per parlare della riforma. Nei giorni scorsi il premier Giuseppe Conte ha affermato: “Ho fatto vari incontri sulla riforma del processo penale. Non mi piace parlare di prescrizione. Quella è una norma in un disegno più complessivo […] Ai cittadini interessa una riforma che renda più efficiente il sistema della giustizia. Tutte le forze politiche hanno dato un contributo, Bonafede sta lavorando alla versione definitiva, poi la riproporremo alla forze politiche per un’ulteriore valutazione, anche a Italia Viva. Mi aspetto che Italia Viva la possa valutare nel merito”.

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