La Cassazione dice ''no'' al pasto da casa durante la mensa

Secondo un'indagine di Coldiretti/Ixè, 1 italiano su 4 dà una valutazione negativa alle mense scolastiche italiane.

8 AGO 2019 · Tempo di lettura: min.
La Cassazione dice ''no'' al pasto da casa durante la mensa

La cosiddetta "guerra del panino”, che aveva infiammato l’opinione pubblica negli ultimi mesi e anni, è terminata. La sentenza n. 20504/2019 delle sezioni unite della Corte di Cassazione, infatti, ha dato una risposta alla polemica.

La vicenda

Nel 2014, i genitori di alunni di scuole primarie e secondarie avevano citato in giudizio il Comune e il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) per poter avere il diritto di scegliere per i propri figli tra la mensa scolastica e il pasto domestico (portato da casa o confezionato autonomamente) e, soprattutto, il diritto di consumarlo nei locali destinati alla mensa e nell’orario della refezione.

Inizialmente, il Tribunale di Torino aveva rilevato l’insussistenza di questo diritto, non essendo presente nella normativa vigente un “servizio alternativo interno alle scuole per coloro che intendono consumare il pasto domestico, né un diritto alla stessa istituzione del servizio mensa, essendo le famiglie libere di optare per il “modulo” (cosiddetto “tempo breve”) oppure per il “tempo pieno” e “prolungato” che prevedono il servizio mensa e, in tal caso, essendo libere di prelevare (o fare uscire) i figli da scuola durante l’orario della mensa scolastica e di riaccompagnarli (o farli rientrare) per le attività pomeridiane, senza che sia configurabile una disparità di trattamento o una discriminazione tra gli alunni che hanno optato per il “tempo pieno” e “prolungato” e gli altri […]”.

A cambiare le carte in tavola, invece, era stata la sentenza della Corte d’Appello di Torino nel 2016 che affermava che: “rimanere a scuola nell’orario del pasto (cosiddetto “tempo mensa”) e condividerlo in comune tra gli alunni costituisce un diritto soggettivo […]”, dando ragione ai genitori.

La decisione della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha deciso di accogliere, nella loro quasi totalità, i ricorsi sia del Comune che del MIUR. Gli ermellini affermano che “l’introduzione di vari e differenziati pasti domestici nei locali scolastici inficia il diritto degli alunni e dei genitori alla piena attuazione egualitaria del progetto formativo comprensivo del servizio mensa, con possibile violazione dei principi di uguaglianza e di non discriminazione in base alle condizioni economiche, oltre che del diritto alla salute, tenuto conto dei rischi igienico-sanitari di una refezione individuale e non controllata”.

Dopo questa recentissima sentenza, non si sono fatte attendere le proteste, come quella del Codacons. Il presidente Carlo Rienzi ha spiegato che “Il diritto dei genitori di scegliere cosa far mangiare ai propri figli viene cancellato con un colpo di spugna dalla Cassazione, e l’alimentazione a scuola sarà soggetta alle decisioni delle mense. Una sentenza che darà avvio al caos negli istituti scolastici che finora avevano lasciato libertà di scelta alle famiglie, e obbligherà i genitori a pagare il servizio mensa con aggravi di spesa enormi a carico dei consumatori”. Il Codacons, inoltre, si dice pronto anche a portare la sentenza presso le autorità europee per garantire ai genitori il diritto di scegliere l’alimentazione dei propri figli.

A far riflettere anche un indagine di Coldiretti/Ixè in cui emerge che 1 italiano su 4 dà una valutazione negativa alle mense scolastiche italiane. In particolar modo, il 71% pensa che le scuole dovrebbero offrire alternative più salutari.

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